All'Alpe d'Huez, quel luogo lo abbiamo costruito noi. Per due giorni, ai piedi dei ventuno tornanti, Wilier ha riunito i propri ambassador, amici del marchio e appassionati arrivati da tutta Europa — un ritiro pensato per portarli nel cuore del ciclismo mondiale, e per raccontare quella storia a chi lì non c'era.
C'era chi aveva raggiunto l'Alpe in bicicletta, chi era partito all'alba per vivere il Tour de France da bordo strada, chi aveva programmato quel viaggio mesi prima. Storie diverse, lingue diverse, un unico motivo per essere lì.
Strada, gravel, mountain bike: discipline diverse, ma bastava guardare le biciclette appoggiate una accanto all'altra per capire che parlavano tutte la stessa lingua. È da questa idea che nasce Wilier BaseCamp — un accampamento prima della salita, non un salotto. Un luogo dove fermarsi, incontrare compagni di viaggio, ripartire. E dove, a bordo strada, la condivisione è stata totale.
Nei due giorni, i chilometri si sono accumulati sotto le ruote.: oltre 250 chilometri, più di 6.000 metri di dislivello e quasi 20 ore in sella. Ma non sono stati i dati a definire l'esperienza.
Prima che i ventuno tornanti si trasformassero in un anfiteatro di bandiere, fumogeni e tifosi, c'è stata anche la Paul's Ride, un momento identitario e coerente con il racconto di BaseCamp.
C'è stata la goliardia di chi aspettava il gruppo — cori, campanacci, bandiere improvvisate.
Perché il Tour de France non è fatto soltanto dai corridori. È fatto anche dalle migliaia di persone che ogni anno trasformano una montagna in un luogo di incontro.
E c'è stato il passaggio dei corridori: tra gli altri, i Groupama-FDJ United si sono fermati a salutare chi li aspettava da ore su quei tornanti.
Ventuno tornanti. Ognuno con un nome, una storia, un campione che ci è passato in mezzo alla folla che urlava. Su una di quelle curve, quasi trent'anni fa, un uomo su una bici Wilier scrisse il tempo più veloce mai registrato su questa salita. Un primato che nessuno era riuscito a scalfire per quasi tre decenni — e che quest'anno, sotto i nostri occhi, è caduto.
È anche per questo che il primo Wilier BaseCamp è nato qui. Perché l'Alpe d'Huez non è soltanto una salita. È un luogo che appartiene alla memoria collettiva del ciclismo e, in un piccolo pezzo della sua storia, anche alla nostra.
Per accompagnare questa prima esperienza abbiamo realizzato una Custom Goodies Box dedicata: una raccolta di oggetti ispirati alla montagna, pensati per affrontare la salita, tifare il passaggio dei corridori e portare a casa qualcosa che raccontasse quei due giorni anche dopo il ritorno. Non un semplice kit, ma il primo simbolo di una comunità che si ritrova nello stesso luogo, spinta dalla stessa passione.
Ma questo è solo l'inizio. Wilier BaseCamp nasce per diventare un progetto che accompagnerà il marchio nei luoghi simbolo del ciclismo. Una serie di esperienze pensate per vivere le grandi corse dall'interno, insieme alla nostra community, trasformando i luoghi che hanno costruito questo sport in occasioni di incontro, condivisione e scoperta.
Perché essere nel cuore del ciclismo significa molto più che costruire biciclette capaci di vincere. Significa esserci. Vivere quei luoghi insieme alle persone che li rendono speciali. Condividere l'attesa prima del passaggio della corsa, le storie raccontate davanti a un caffè, l'emozione che resta quando il gruppo è ormai passato.
Le salite finiscono. Le storie condivise ai piedi di una montagna, no.
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