Vincenzo Nibali e il suo lungo saluto al ciclismo. In montagna, al Giro d’Italia

Quando si è stati importanti per il Grande Ciclismo e si annuncia l’imminente ritiro dalle corse, non c’è luogo migliore che le grandi salite del Giro d’Italia per accomiatarsi definitivamente dai propri tifosi.

Per il pubblico sono le strade di montagna a sancire il canto del cigno del campione siciliano, perché, lo sanno tutti, è là che il ciclismo diventa leggenda e perché, è là che l’eroe passa così vicino ai propri tifosi da poterlo toccare.

Il passaggio di Vincenzo Nibali sul Monte Rovere lungo la Kaiserjägerstraße, la salita che gli appassionati chiamano “il Menador”, e l’ultima ascesa al Passo Fedaia sono stati due autentici trionfi di pubblico.

“C’erano state grandi acclamazioni per tutti – per i corridori esperti con un bel palmares e per i nuovissimi fenomeni – ma quando la gente ha scorto la divisa celeste di Nibali le grida di incitamento sono diventate un’autentica ovazione. Un urlo assordante. È stato il grande ringraziamento del pubblico per i momenti indimenticabili della sua carriera”.

Quell’ovazione raccoglieva tutta la gratitudine degli appassionati per la sua apparizione a braccia alzate, in maglia rosa, in mezzo alla nebbia e alla tormenta sulle Tre Cime di Lavaredo al termine della ventesima tappa del Giro d’Italia 2013, così come l’entusiasmante rimonta conclusiva al Giro d’Italia 2016 messa in pratica tra Risoul e Sant’Anna di Vinadio.

Tutto questo per riferirsi solo alla Corsa Rosa, non considerando le strade di Tour de France e Vuelta a España che racconterebbero di altrettanti incredibili successi.
Ma, nonostante un palmares unico tra i partecipanti al Giro d’Italia 2022, Vincenzo Nibali ha combattuto allo spasimo lungo i 3.446 chilometri del percorso e i 50.000 metri di dislivello positivo, che hanno reso quest’ultima edizione una delle più dure della storia recente della Corsa Rosa.

Il quarto posto conclusivo in classifica generale va ben oltre le più rosee aspettative degli addetti ai lavori e rende perfettamente plausibili le assordanti ovazioni quando Vincenzo è comparso sulle grandi arene naturali che si formano nei giorni in cui la carovana del Giro serpeggia tra le strade di montagna.
Così come rende comprensibile il mormorio incredulo sia dei ragazzi, sia di chi è stato ragazzo un bel po’ di tempo fa al passaggio del campione vestito di celeste in sella alla sua bicicletta: “Nibali mi è passato a tanto così! Giuro. Nibali mi è passato vicinissimo!”.

Quegli occhi increduli e riconoscenti sono il più grande omaggio a un campione autentico e a ciò che continua a rappresentare lo sport della bicicletta.

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