L’avventura di Omero alla prima edizione della Seven Serpents

Omero ha partecipato alla prima edizione della Seven Serpents Gravel, completando gli 800 km della traccia in quattro giorni, tra dislivelli micidiali e trail molto impegnativi.

“È stata un’impresa durissima. Soprattutto perché, essendo la prima edizione, non c’erano punti di riferimento. È stata una continua scoperta; solo chi aveva tracciato il percorso ne conosceva le reali difficoltà. Abbiamo incontrato all’improvviso salite così accidentate che ci hanno costretto a salire a piedi con la bicicletta in spalla. Ci sono stati momenti molto difficili, anche se in realtà me li aspettavo.
Mi sono approcciato alla Seven Serpents Gravel coll’atteggiamento mentale giusto: sapevo che la fatica sarebbe stata molta, allora ho cercato di vivere la corsa con un forte senso di positività. Ho affrontato questi quattro giorni (oltreché con la preparazione fisica che richiedono 800 chilometri off-road) soprattutto con un grande ottimismo e voglia di godere della bellezza del paesaggio che sapevo avremmo incontrato. 800 chilometri di natura incontaminata e panorami spettacolari hanno aiutato non poco nel completamento dell’avventura”.

D’altro canto, per la sua natura di “sfida in bikepacking senza assistenza”, la Seven Serpents Gravel rivela immediatamente l’inclinazione di condurre chi partecipa a raggiungere i propri limiti atletici.

“È una prova che si affronta al meglio se durante la preparazione ci si impone di pedalare molto più a lungo di quanto si è abituati. Durante la preparazione è importante cercare di andare oltre i propri limiti così da essere in grado di superare tutti gli inconvenienti che si incontrano.
Bisogna essere pronti ad affrontare anche la necessità di trovare un posto per dormire al sicuro, la gestione dell’alimentazione e dei liquidi, il consumo di calorie e di acqua è elevatissimo. In questo senso bisogna essere in grado di mantenere la lucidità in ogni circostanza, anche quando si è terminato di pedalare, perché è in quel momento che sorgono i problemi logistici, che è necessario risolvere.
Anche per mantenere questa lucidità è importante spingere il corpo durante l’allenamento oltre i suoi limiti consueti. È fondamentale per riuscire a completare la prova”.

Ma i partecipanti, nonostante la fatica, non nascondono lo stupore per tutto il fascino selvaggio degli 800 chilometri percorsi tra Ljubljana e Trieste.

“La Seven Serpents Gravel è un’esperienza unica nel suo genere. Si ha la netta sensazione che per 800 chilometri regni incontrastata la natura. È un susseguirsi di boschi fittissimi e luoghi selvaggi. Poi, quando la fatica diventa davvero tanta, appare all’improvviso la veduta dal mare dall’alto. Così, nonostante molti fossero vicini allo stremo delle forze, la bellezza dei panorami era quanto di più appagante si potesse immaginare.
Alla fine di quest’esperienza posso dire che più dello sforzo per salire con la mia Jena in luoghi molto impervi, m’è rimasta in mente la grande soddisfazione di esserci arrivato e di godere da lassù di panorami che, davvero, tolgono il fiato. E credo proprio che questo sia il fine ultimo della Seven Serpents Gravel: il vecchio – ma sempre valido – criterio di sostenere uno sforzo per ottenere una giusta e incancellabile ricompensa”.

LA BICI DI QUESTO ARTICOLO

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